IndiceCapitolo 6: Dominio quantistico (V5.05)

I. Fenomeni osservabili e difficoltà intuitive per la teoria contemporanea

In laboratorio, alcuni effetti sembrano veri e propri “passaggi attraverso un muro”:

Questi casi sollevano domande intuitive: come passare con energia apparentemente insufficiente? Perché la probabilità di attraversamento reagisce in modo quasi esponenziale a spessore e altezza della barriera? Che cosa misurano i “tempi di tunnel” e perché compaiono ritardi di gruppo saturi che qualcuno interpreta come superluminali? Infine, perché le strutture a strati aprono “corsie veloci” risonanti a energie selettive?


II. Interpretazione secondo la Teoria dei Fili di Energia (EFT): la barriera non è rigida, è una banda di tensione che “respira”

(Coerente con la Sezione 4.7 sui “pori” dei buchi neri: un confine ad alta tensione non è un sigillo permanente.)

  1. Che cos’è davvero la barriera: dinamica, granulare, a banda
    Nella Teoria dei Fili di Energia (EFT) la “barriera” non è una superficie geometrica perfetta e immobile. È una fascia di tensione (Tension) e impedenza elevate, rimodellata di continuo da microprocessi:
    • scambi tra fili di energia (Energy Threads) e mare di energia (Energy Sea);
    • micro-riconnessioni effimere che aprono e richiudono la connettività;
    • urti incessanti di eccitazioni instabili al bordo;
    • fluttuazioni locali del gradiente di tensione (Tension Gradient) dovute a campi esterni e impurità.
      Da vicino la banda “respira” come un favo vivo: per lo più ad alta impedenza, ma con micro-pori di bassa impedenza che si aprono in modo sporadico e di breve durata.
  2. Pori momentanei: i veri canali del tunnel
    L’attraversamento avviene quando, nella direzione di avanzamento della particella, si apre una catena di micro-pori sufficientemente profonda e continua. Parametri chiave:
    • tasso di apertura per unità di superficie e di tempo;
    • durata della singola apertura;
    • ampiezza angolare che definisce la selettività direzionale;
    • connettività in profondità: allineamento delle aperture lungo tutto lo spessore (più la banda è spessa, più l’allineamento richiesto è severo).
      Quando questi fattori si combinano, la particella percorre un corridoio a bassa impedenza. La maggior parte dei tentativi fallisce; una piccola frazione riesce.

Analogia: immagina un portone a lamelle che si muovono molto in fretta. Quasi sempre resta chiuso, ma per un istante le lamelle si allineano lungo una linea stretta e compare un varco. Non si “attraversa il solido”; si coglie l’istante in cui la fessura si allinea.

  1. Perché nasce una sensibilità quasi esponenziale
  1. Risonanza: un “guida d’onda” transitoria che trasforma i pori in autostrada
    Strutture multistrato possono ospitare una cavità con fase ben accordata, equivalente a un guida d’onda transitoria all’interno della banda:
    • la particella viene prima intrappolata brevemente nella cavità;
    • poi attende che il tratto successivo di pori si apra nella direzione giusta;
    • la connettività complessiva si amplifica entro una finestra energetica stretta.
      Così emergono i picchi netti nei dispositivi a risonanza; in modo analogo, l’aggancio di fase tra superconduttori stabilizza la connettività e sostiene l’effetto Josephson.
  2. Tempo di tunnel: distinguere tra “attendere il varco” e “percorrere il corridoio”
  1. Bilancio energetico: nulla “gratis”
    Dopo l’attraversamento, l’energia riflette il budget iniziale, un possibile feedback di tensione lungo il corridoio e piccoli scambi con l’ambiente. Il “passaggio con energia insufficiente” non è magia: la barriera non è una faccia rigida; le sue micro-aperture permettono eventi rari su un percorso a bassa impedenza senza dover scalare un picco statico.

III. Dispositivi e scenari sperimentali


IV. In sintesi – quattro frasi


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Info versione: Prima pubblicazione: 2025-11-11 | Versione corrente: v6.0+5.05